• Con Marco Migliari ai Real World Studios

    Con Marco Migliari ai Real World Studios

    by Published on 22nd February 2016 10:54  Numero di Visualizzazioni: 1482  
    Quando si tratta di recording e mixing non si finisce mai di imparare pertanto, a tutti i livelli, c'è sempre qualcosa che non si conosce o a cui non ci si ha mai pensato.
    Ogni dritta per accrescere il proprio bagaglio culturale è sempre oro colato e quando capitano delle occasioni per estendere i propri limiti, a volte anche solo concettuali, coglierle al volo può fare la differenza nella fase evolutiva di qualsiasi addetto ai lavori.
    Recentemente Sud Studio e l'associazione Suoni e Rumori hanno organizzato una masterclass alla quale ho deciso di prender parte e che ha ampliato parecchio i miei personali orizzonti, sia in recording che in mixing.
    Il tutto si è svolto nella surreale cornice dei Real World Studios situati a Box, a qualche chilometro da Bristol.

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    I Real World Studios, per chi non lo sapesse, sono stati ideati e voluti dal grande Peter Gabriel ed ospitano diverse strutture, ognuna con caratteristiche e utilizzi diversi, il tutto immerso nella natura, a due passi dal fiume, in un'atmosfera quasi onirica.
    Inutile dire che, in un posto in cui transitano JayZ, piuttosto che Beyoncè, Robert Plant o i Massive Attack, il rider tecnico e le strutture rappresentano un'eccellenza indiscussa, coronato da banchi SSL sparsi un po' in tutti gli studios di cui l'XL 9080K, utilizzato per la masterclass, è la punta di diamante.
    La masterclass ha visto realizzarsi la registrazione e il missaggio di un brano dei Phoenix Club, il tutto sapientemente plasmato da Marco Migliari in ambiente ibrido, in perfetta fusione tra tecnologie ITB e OTB.


    Foto di Andrea Riderelli

    Ma chi è Marco Migliari? Per chi non lo conoscesse già ecco una piccola intervista a un portavoce del talento italiano all'estero.

    Ciao Marco, da dove parte la passione per questo lavoro? Come inizia il tuo viaggio nel mondo della musica?

    Il mio lavoro di fonico è partito in Italia negli anni '80, dove ho iniziato da ragazzetto a collaborare con dei service della mia zona. Le prime esperienze sono state nell'ambito teatrale, con radiomicrofoni e basi musicali su cassetta, DAT o Revox. In realtà la mia prima passione è stata l'illuminotecnica teatrale, ai tempi dei mixer luci analogici, ma non mi ci è voluto molto per capire che non ero tagliato per un lavoro che richiedeva una corporatura più robusta della mia per portare le scale di legno che si usavano ai tempi. Avevo già fatto il fonico in erba per delle rappresentazioni teatrali ai tempi del Liceo e l'esperienza mi era piaciuta, e quando si presentò l'opportunità di passare da luci a fonica in campo professionale, non me la feci scappare.


    Quale esperienza é stata determinante nel tuo percorso formativo?

    Sicuramente la passione per l'elettronica pratica. Sebbene non abbia mai studiato elettronica, con la complicità di un carissimo amico che invece aveva studiato all'ITIS mi avviai all'autocostruzione di amplificatori e preamplificatori. Quei primi anni con il saldatore in mano mi consentirono poi di lavorare in magazzino con il service e di imparare le basi della manutenzione audio. Sono sempre stato affascinato dalla tecnologia legata all'audio, e queste mie esperienze aprirono molte porte negli anni successivi.

    Cosa ti ha fatto trasferire in UK? Ti ci sei adattato subito?

    Fu un percorso molto particolare - dopo diversi anni di attività nel live, venni a contatto con alcune persone che invece seguivano anche lavori di studio. Non avendo alcuna esperienza nel campo, rimasi subito affascinato da macchine e metodologie di lavoro diverse da quelle molto basilari che avevo imparato con il live. Fu un collega di Roma che mi diede i contatti di alcuni italiani che stavano studiando in Inghilterra - al tempo la SAE aveva appena aperto a Milano e mi sarebbe piaciuto iscrivermi, tuttavia il costo del corso era assolutamente proibitivo. Dopo aver contattato questi connazionali mi resi conto che c'era la possibilità di ottenere una borsa di studio europea e quindi avrei dovuto solo mantenermi per la durata del corso, un BTEC HND di durata biennale. A ottobre inviai la mia iscrizione, questa fu accettata ed il gennaio successivo ero già in Inghilterra per impratichirmi con la lingua e trovare lavoro.
    L'impatto iniziale fu brutale - tra problemi di salute e di lingua passai dei mesi molto duri. Il nord dell'Inghilterra ha un clima estremamente mutevole, e l'adattamento richiese molto tempo. Durante l'estate tornai in Italia per fare la stagione e tirare su quanti più soldi possibile, e poi iniziai il corso a settembre.


    Raccontaci circa il tuo trascorso ai Real World Studios.

    La mia collaborazione con i Real World iniziò nel 1996 - dopo averli contattati per richiedere del praticantato, riuscii ad ottenere un colloquio e grazie alla mia esperienza tecnica negli anni passati in Italia mi offrirono di dare una mano nel loro laboratorio riparazioni, ovviamente a titolo gratuito e senza nemmeno le spese pagate. Dal college agli studi ci vogliono 8 ore di autobus, per cui trascorsi una settimana a dormire in un B&B pur di fare questa esperienza. Credo di essermi reso molto utile, in quanto sapevo saldare, crimpare ed aggiustare le parti più semplici dell'installazione di studio. Erano i tempi dei 24 tracce a bobina, banchi Solid State Logic, sincronizzatori e chilometri di cablaggio analogico. Devo aver ispirato fiducia, perchè mi diedero sempre il permesso di usare gli studi che erano vuoti dopo le mie 8 ore lavorative, e quindi ho trascorso numerose nottate con il manuale del banco in mano ad imparare la patchbay, il percorso di segnale e l'automazione.
    Tornai una seconda volta a distanza di qualche mese per fare un'ulteriore stage di praticantato, e questa volta mi diedero da dormire nelle camere che non erano in uso - un vero lusso. La terza volta mi pagarono il B&B perchè lo studio era tutto pieno, riuscii anche a lavorare come assistente per un paio di notti come copertura per un assistente che stava poco bene. La svolta arrivò alla fine di questa settimana - ero già alla stazione degli autobus ad aspettare la corriera che mi avrebbe riportato al college quando vidi arrivare lo studio manager a tutta velocità, che inchiodò la macchina e dal finestrino mi disse che c'era una session urgente per cui avevano bisogno di un assistente per 3 giorni. Il produttore era Trevor Horn che avrebbe lavorato su del materiale storico dei Genesis, e Peter avrebbe partecipato alla session. E mi avrebbero pagato. Da lì le cose cambiarono molto rapidamente.


    Com'é il tuo rapporto con la tecnologia? Sopratutto cosa ne pensi di DAW e plugins che oggi spopolano nella maggior parte degli studi?

    La mia passione per la tecnologia ha sempre trovato terreno fertile in studio. Dai primi anni in cui, come tutti, avrei usato tutte le macchine di studio solo per il gusto di provarle, lentamente ho coltivato un gusto più selettivo ed adesso credo di essere meno attratto dalle novità rispetto ad una volta. Sono fermamente convinto che il futuro sia digitale e per questa ragione già da diversi anni ho abbracciato la tecnologia UAD - i Real World sono sempre stati all'avanguardia con le loro scelte tecnologiche, per cui il mio passaggio da analogico a digitale è stato molto graduale ma al tempo stesso ho usato quasi tutte le macchine ed i DAW che sono usciti dalla fine degli anni '90 ad adesso. Questo mi ha permesso di sviluppare una metodologia di lavoro che abbraccia entrambe le tecnologie, per cui mi trovo a mio agio in qualsiasi situazione. Riguardo ai plugins, dopo 15 anni di percorso siamo finalmente arrivati ad un punto dove si può lavorare con metodologie e risultati uguali all'analogico con un laptop ed un Apollo. I prossimi anni saranno la svolta per chi sa prendere decisioni durante la produzione ma viaggiare leggero!

    Ad oggi qual è il lavoro che ti rappresenta di piú? Perché?

    L'album 'Feather & Stone' di Tom Baxter è forse quello a cui sono più legato come recording engineer. Jon Kelly lo produsse con una mano incredibilmente leggera - la mia carriera era a malapena agli inizi, tuttavia Jon mi lasciò spazio per fare le mie scelte e soprattutto puntare alla qualità delle registrazioni. Come mixer, i lavori che preferisco sono quelli meno noti: 'Olli Goes To Bollywood' di Olli & The Bollywood Orchestra è forse l'album più divertente ed eclettico su cui abbia messo mano. Per il mastering, il primo album dei Guidewires, che ho anche registrato, è quello di cui ho ricordi fantastici.

    Il piú complesso?

    La lavorazione di An Ancient Muse con Loreena McKennitt fu molto lunga e complessa, dove ero assistente ed operatore ProTools. Lavorare a 96KHz 10 anni fa non era facile come adesso. Ma la produzione della colonna sonora di Halo 4 è stata di gran lunga l'impresa più epica degli ultimi 20 anni.

    Hai detto di aver lavorato ad Halo 4, quali sfide e quali difficoltá presenta lavorare con i videogames?

    La produzione di musica per uso multimediale pone una serie di ostacoli molto diversi da quelli della produzione convenzionale. Le metodologie utilizzate in campo cinematografico non funzionano con un formato non lineare come quello dei videogiochi, dove l'audio può avere una durata di 5 minuti o di 5 ore a seconda dell'abilità di chi gioca, e quindi si tratta di trovare delle strategie per il prodotto specifico che consentano di mantenere un'alta qualità senza ricorrere al classico loop audio stile Super Mario. Abbiamo trascorso ore solo per decidere che tipo di colore sonoro dare a degli ambienti virtuali che durante la lavorazione esistevano quasi esclusivamente su carta. Occorre moltissima immaginazione per creare un prodotto che sia professionale, abbia continuità ed al tempo stesso sia immediatamente riconoscibile senza avere praticamente nulla con cui lavorare - ho un'enorme stima per Neil Davidge, che ha composto più di 3 ore di materiale originale basandosi su uno script e qualche immagine CGI che calza il prodotto finale come un guanto.


    Che consigli daresti a una persona che vorrebbe intraprendere con serietá il mestiere?

    Di dedicarsi in maniera assoluta senza aspettarsi nulla in cambio. La conoscenza della tecnologia è data per scontata al giorno d'oggi, ci sono talmente tanti corsi di fonica che chiunque può imparare ad usare macchine e DAW. Quello che fa la carriera è l'umiltà ed umanità di chi non smette mai di imparare ed è sempre disponibile.

    Grazie per il tempo dedicatoci Marco


    Foto di Vladimir Costabile

    Durante le registrazioni abbiamo assistito a cose che non ci saremmo aspettati, soprattutto la microfonazione della batteria ha abbattuto tanti di quei clichè che tornando non ho potuto fare a meno di provare alcune tecniche che Marco ci ha mostrato.



    La band ha registrato live, nella Small Room, con gli ampli nel loro booth, e il cantante ben "protetto" dai gobos piazzati per l'occasione, oltre a suonare ha anche buttato giù la voce guida. Dopo la stesura di diverse take si è passati agli overdub e alla registrazione vocale vera e propria, avvenuta nel booth della Big Room.
    Una cosa che mi ha scioccato, in termini decisionali, è stato il fatto di registrare le backgroung vocals direttamente in regia davanti ai monitor e senza cuffie.
    La cosa ancor più scioccante è stata la traccia risultante, tutti i rientri che mi aspettavo dai monitor erano veramente irrisori, e il modesto Beta 87 buttato su un fantastico Neve 1073 ha fatto un gran lavoro.


    Foto di Andrea Riderelli

    Tecniche microfoniche inusuali ne abbiamo viste anche sugli ampli chitarra, e anche qui la sperimentazione ha dato parecchio carattere ai suoni risultanti.



    Arrivando al mix, tutto è cominciato con delle tracce che già suonavano eccellentemente, Marco ci ha spiegato passo passo ogni sua scelta tra hardware vintage in ferro e lancette e plugins caricati direttamente su ProTools, grande creatività e inventiva hanno dato carica emotiva e ritmica al brano e tra mille domande e altrettante risposte, alla fine della fiera Marco ci ha anche riversato il master su nastro proponendoci una comparativa col mix originale.
    Non è mancata all'appello nemmeno una, quasi dovuta, comparativa plugin vs hardware, da cui ogni corsista ha tratto le proprie conclusioni in merito.
    Ci sarebbero talmente tante cose da dire su questa masterclass che probabilmente dovrei scriverci un libro, il fatto che non mi sia prodigato più di tanto sul lato tecnico ha una sua motivazione: certe cose vanno viste e ascoltate, per quanto a parole possa descriverle in dettaglio non sarà mai come osservare, sentire, fare domande e ricevere risposte, quindi se ne avete la possibilità cercate sempre l'occasione per guardare un professionista all'opera.
    Non ve ne pentirete mai!

    Comments 4 Comments
    1. les2 -
      WOW!!! Grandi ragazzi, leggo con molto piacere questo tipo di intervista ed articolo
    1. Novalium -
      Però la microfonazione con doppio 57 dell'ultima foto adesso me la spieghi!!!
    1. Joe Novella -
      una sorta di "figura a 8 sbagliata" XD i mic sono stati pannati L/R sulla console, la parte era un arpeggio effettato. Su una parte lead o distorta non credo si potesse usare.
    1. Dream Theater -
      Bellissimo articolo trasuda qualità umane sconosciute a molti al giorno d'oggi