• Braingasm, l'odore dei suoni.

    Braingasm, l'odore dei suoni.

    by Published on 11th June 2016 08:55  Numero di Visualizzazioni: 8943  
    Braingasm 47 Tube

    Solido, argentato, "ferroso", di dimensioni importanti. E' quello che ti aspetti quando ci si lascia ispirare al vecchio, quando questo è intramontabile e costantemente ricercato. E così appare il nostro Braingasm forse più ambizioso. Lo apro per dare un'occhiata: costruzione ordinata, di facile accesso, niente fuori posto. Forte della sua capsula M7 Mylar (Red Line), della sua valvola EF 800 e del suo trasformatore AMI BV8 made in USA, lo lasciamo in warm-up per circa un'ora (ma mezz'ora sarebbe sufficiente) prima di piazzarlo davanti alla cantante. Deve cuocere per bene, se vogliamo far uscire i biscotti dal forno belli caldi e morbidi. Il paragone culinario pare ci stia a pennello: la voce entra nel microfono e ne esce morbida, con transienti tutt'altro che velocissimi, direi smussati, e colorata da quello che indubbiamente è il tipico suono della valvola. La seconda cosa che salta all'orecchio sono le sibilanti, gentili, rotonde: so che non avrò bisogno di nessun de-esser, realizzo, mentre metto a fuoco le peculiarità del microfono applicato in un contesto di mix. Anzi, la ripresa si presta ad un high-shelving successivo senza temere di diventare subito duro sulle alte frequenze. Questo microfono è il contrario assoluto del concetto espresso dal termine "duro". Mi aspettavo più corpo sulle medio basse, a dire il vero, ma si tratta comunque di un suono "grosso", seppure le basse frequenze tendono a "sbrodolare" un po' e potrebbe essere necessario tenerle sotto controllo.

    Braingasm 47 Tube

    In modalità supercardioide, selezionabile dal proprio alimentatore grazie al quale si può giocare con tutte le figure polari di un microfono geneticamente multi-pattern, la voce perde corpo ulteriormente e si ammorbidiscono ancora di più i transienti. Lascia intuire che potrebbe gestire in omni delle room, anche mono, con una certa efficacia.

    Braingasm in studio

    Provo ad inserire la voce nel contesto di un mix. Applico una leggera compressione ed un riverbero e la traccia sta lì, funziona. D'istinto, non sento la necessità di equalizzare, ma voglio vedere come reagisce se sollecito la ripresa con un eq. Muovo i pomelli del BAE 1073 e le cose accadono (*).

    *: Apro questo inciso per non ripetermi durante il proseguo della recensione. Anche se la frase può apparire fuori di testa e qualcuno potrebbe obiettare che si, le cose accadono sempre quando si muovono i potenziometri di un eq, vorrei sottolineare che in effetti qualcosa succede sempre, ma quel che succede è profondamente legato alla sorgente audio che andiamo a processare. La fiera dell'ovvio. Eppure, a volte sfugge che un segnale "denso", pieno e ricco (di armoniche), quando viene sollecitato anche nel primo step di un pot, mostra una differenza subito percepibile, estremamente più di quello che ci si può aspettare da un segnale povero, ripreso da microfoni economici o specializzati su un range di frequenze limitato (o, per meglio dire, su un'applicazione particolare). Questo fenomeno si può verificare facilmente anche nel dominio digitale: una volta acquisito il vostro segnale da un microfono cheap, provate ad equalizzare di 1 dB, in boost o in cut. Il risultato non è particolarmente significativo finché non farete la stessa operazione su uno stesso segnale ripreso con una catena audio di livello. L'intervento acquista senso. Banale, ma doveroso specificare.

    * * *

    Epiphone EJ-200

    Il chitarrista se ne sta lì ad aspettare il suo turno. Siede sul divano, vicino ad una Epiphone Jumbo con una vistosa cassa armonica. Preparo il microfono mentre lui tira a sé, con una certa veemenza, le corde appena cambiate, nel tentativo di stabilizzare l'intonazione il prima possibile. La scelta del plettro non prende molto tempo, quindi Lorenzo si alza e si sistema sullo sgabello. Non cerco posizionamenti raffinati e decido di piazzare il microfono non troppo distante, circa 20 centimetri, all'altezza del 12mo tasto e leggermente rivolto verso la buca. Dopo un giro preliminare, registriamo qualche accordo. Qualcosa non va. Tolgo le cuffie e riascolto dai monitor. La posizione che ho scelto, la più standard possibile, con questo microfono non funziona, la buca entra in modo aggressivo sovraccaricando le medio basse frequenze e rendendo la registrazione inusabile. Sono un po' perplesso per questa strana "sensibilità". Per carità, una chitarra con una simile cassa armonica non aiuta di certo, ma il microfono non reagisce nel rispetto di quello che sento con l'orecchio, muovendomi attorno alla chitarra, gobbo e circospetto come farebbe il Gollum attorno al suo "tesssoro". Sposto il microfono non più leggermente verso la buca, ma diretto al 12mo tasto. Proviamo ancora. No. Di nuovo lo stesso problema. Ruoto l'asta leggermente verso il manico (abbastanza inusuale, ma ancora nel dominio del dovuto) eppure ancora non ci siamo. Che sia il fattore prossimità? Strano che reagisca in questo modo, abbastanza inaspettato. Non resta che allontanare il microfono di parecchio, siamo quasi a 1 metro, nel tentativo di catturare la chitarra nel suo insieme e limitare il rientro della buca che sovraccarica il segnale rendendolo inutilizzabile. Registriamo e... finalmente la chitarra comincia a suonare fedelmente (per quanto possa considerarsi "fedele" in generale un suono registrato da un valvolare). Gira. E gira benone. La chitarra non suona lontana, ma vicinissima. Plettrata a fuoco, ottima definizione e basse controllate. Registrazione onesta, di qualità. Ottimo.

    Mi viene voglia di provare la posizione iniziale a 20 centimetri di distanza con una chitarra molto più "spenta", con una cassa armonica più modesta per definizione e - perché no? - con le corde non proprio nuovissime. Prendo la mia Yamaha APX e la faccio imbracciare al chitarrista, il quale è poco convinto del cambio che gli ho imposto, ma più che disposto ad assecondare pazientemente le mie peripezie sonore.

    Yamaha APX-5A

    Incuriosito e pieno di aspettativa, premo REC. No. Proprio no. Da non crederci. Questo microfono odia quella posizione e non è timido nel fartelo sapere. Torno al metro circa di distanza e la registrazione diventa di nuovo ottima sotto tutti i punti di vista. Rispettosa della sorgente e "professionale", bilanciata, definita e densa.

    * * *

    E' un microfono difficile, se mi si concede il termine. Ha le sue regole e necessita di un certo tempo dedicato al training per acquisire la sua corretta modalità di utilizzo. Se cercate un microfono che "suona sempre bene", cercate altrove (anche rimanendo sullo stesso brand, come vedremo più avanti). D'altro canto, una volta stabilite le regole di convivenza, questo microfono funziona benissimo anche sulle acustiche. Di più. Me lo fa preferire quando sono alla ricerca di un suono pieno, dove la chitarra è in primo piano e in generale quando, anche in un mix, vuole fare la parte del leone.

    Non mi viene spontaneo il paragone con il Neumann U47 Tube e, per essere precisi - come afferma lo stesso costruttore - il modello è "liberamente ispirato a", e non segue la logica della clonazione tanto diffusa nel mercato dell'audio amatoriale e professionale in questo periodo storico. E' come uno scrittore o un compositore che oggi prende la sua strada dopo aver studiato i grandi classici lasciandosi influenzare certo da questi, seppure creando qualcosa di completamente nuovo. Si intuiscono le origini, pur concedendo il fatto che siamo difronte ad un prodotto che ha la sua personale identità.

    Cliccate qui sotto, montiamo il prossimo microfono e vediamo che succede.
    (Scarica qui il RAR con i samples a 48 KHz - 24 bit di questa recensione)
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