• Braingasm, l'odore dei suoni.

    Braingasm, l'odore dei suoni.

    by Published on 11th June 2016 08:55  Numero di Visualizzazioni: 12089  
    Braingasm 67 Tube

    Apro l'elegante valigetta che contiene il microfono ispirato al Neumann U67. Comincio a montare il supporto (uno shock mount ben delineato) sull'asta e collego l'alimentatore, anche questo dotato della classica manopola per selezionare la figura polare. Il body del microfono si presenta allungato, di colore scuro, ed anche questo, come il precedente, ha un aspetto decisamente solido, non si ha paura di maneggiarlo e dà l'idea di essere resistente. Lo smonto e metto a nudo le sue vergogne, solo per scoprire che non si vergogna affatto: sfoggia sfacciatamente un trasformatore Lundahl e una valvola EF86. Naturalmente la capsula è una 67 e viene dalla Russia. Sono colpito nuovamente dalla pulizia della costruzione. Non è così frequente neppure per microfoni boutique.


    67 Tube in studio


    Ripartiamo da zero e registriamo qualcosa con la voce di Angela.
    Avevo già parlato prima della mancata necessità di applicare un de-esser, ed è tanto più vero con questo microfono. Sembra quasi come se fosse attivo un roll-off sulle altissime. Zero problemi di sibilanza. La mia mente conta già le ore di editing risparmiate passate a passeggiare felicemente in un parco gustandomi le giornate di sole primaverile. Una bella immagine, non c'è che dire. Metto da parte la gratitudine, il dovere chiama e lo fa con cremosa prepotenza: la voce della cantante diventa più marcata sulle medie e medio alte frequenze, senza mai irritare, anche sui passaggi più acuti. C'è corpo, tanto corpo sulle medio basse, proprio quelle che - disattese - mi sarei aspettato con il precedente microfono. Me le trovo tutte qui, adesso, inaspettatamente. Prima impressione? Cremosità à gogo. Questo microfono è pieno, denso, "larger than life" - direbbero gli anglofoni - e, anche se bilanciato su tutto lo spettro, fa mostra di un'energia controllata sulle medio alte che lo rendono un must sulla voce.
    Superfluo dire che inserendo la voce sul mix e senza equalizzare, il timbro buca senza difficoltà e trova il suo posto senza fatica.
    In posizione supercardioide, il suono si apre senza perdere granché sul resto dello spettro e senza comunque aggiungere sibilanti. Bene. Riaccordiamo le chitarre acustiche mentre lasciamo riposare un po' la nostra cantante. Ha davantri a sè altri 3 microfoni da provare e ho idea che ci saranno delle sorprese.

    * * *


    Epiphone e Braingasm


    Lascio alle spalle l'entusiasmo che mi ha procurato il primo contatto con questo microfono e sgombro la mente. La chitarra jumbo mi ha già dato qualche noia e non so cosa aspettarmi, quindi parto proprio da lì. Posizionamento standard (o almeno quello che io considero standard) al 12mo tasto rivolto leggermente verso la buca, ma stavolta, per partito preso, aumento un po' la distanza superando di poco i 20 centimetri. Il suono che ne esce è molto caratterizzato dal microfono e devo dire che in questo caso, questo bel corpo che disegnava la voce prima, non mi torna utile adesso su questa chitarra. Le alte smussate non giovano alla definizione della plettrata e la grande pastosità mi suggerisce immediatamente che il suono avrebbe bisogno di cure mediche con un eq sottrattivo in basso. Ma è qui che questo microfono tira fuori la sua peculiarità: il timbro è estremamente lavorabile e segue docilmente qualsiasi tipo di processamento successivo, il che mi fa pensare che potrebbe essere il microfono da piazzare quando si vuole disporre di un suono molto pieno e lavorabile successivamente quando non si hanno ancora idee chiare su quelle che saranno le decisioni finali di produzione. Quel che ne esce, insomma, è un suono pieno, forse troppo, che però ti permette di selezionare cosa serve e cosa no, senza timore di aver perso qualcosa durante la ripresa. Reagisce molto bene, benissimo anzi, ad high-shelving anche aggressivi per recuperare incisività dalla plettrata in caso di bisogno.

    67 Tube con Yamaha

    Cambio chitarra, le corde della mia Yamaha vibrano sotto il plettro di Lorenzo. La chitarra e il microfono si corteggiano a vicenda e sembrano nati per stare insieme, connubio perfetto. Suono bilanciato, realistico, pronto da usare. Lo riascolto e quello è il suono della mia chitarra. Tra i due è amore a prima vista, c'è rispetto reciproco ed ho idea che sarebbe un matrimonio destinato a durare. Mentre rifletto su questioni amorose getto un'occhiata in direzione degli altri tre microfoni in attesa di essere ascoltati. Sono costretto ad interrompere il momento magico per tornare alla realtà. La valigetta è pronta ad accogliere nuovamente il suo microfono, che ripongo controvoglia. La mia chitarra mi perdonerà.

    * * *

    E' un clone dell'U67? No. Di quel progetto ne conserva l'attitudine cremosa, l'approccio sulle medie e medio alte e le alte smussate. Si differenzia invece per questa incredibile pienezza di suono su tutto lo spettro, con medio basse tanto importanti (ma mai fangose o confusionarie) che lo rende un microfono da gestire e al contempo estremamente gestibile. Versatile, quindi, e può essere il microfono da piazzare quando si è indecisi, sicuri che successivamente si lascia lavorare bene sia in cut che con boost aggressivi, senza mai perdere la sua morbidezza. Come l'altro, è un microfono di livello, molto musicale e che quindi perdona parecchio.

    Le orecchie ringraziano. Ed io pure.

    Mi viene un'idea. Smonto i coperchi del pianoforte. C'è ancora qualche valvola da scaldare.
    Clicca qui sotto e ascoltiamo cosa succede.
    (Scarica qui il RAR con i samples a 48 KHz - 24 bit di questa recensione)
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